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martedì, 15 settembre 2009

Petro-gas combination

Dopo una lunga assenza mi rifaccio vivo.

Conseguentemente all'ultimo e datato post nel blog, vi invito a leggere quest'articolo molto interessante il quale aggiunge un nuovo tassello alla comprensione della sceneggiatura di quel film planetario che vediamo proiettato quotidianamente sui nostri mass-media.

Diciamo che dà un senso logico alla lotta tra unipolarismo e multipolarismo in corso.

Aldilà delle vane motivazioni usate come  specchietto per le allodole che precedono e protraggono gli interventi militari delle tramontante super potenza, l'aticolo sottostante ci chiarisce ancor più la situazione.

Pensateci ogni volta che vi agitano una "nuova minaccia alla sicurezza internazionale", vi farà senz'altro risparmiare tanta intelligenza ed emotività necessarie ad un buon vivere.

Geopardy

 

 

lunes 14 de septiembre de 2009

Sudamerica come potenza energetica mondiale

Venezuela scopre giacimenti di gas: quinta potenza mondiale - Brasile nuovo protagonista petrolifero- Caracas e Brasilia stringono alleanze strategiche con Russia e Francia. - Bye bye Dottrina Monroe


Tito Pusinelli
Il governo venezuelano ha annunciato che nella zona marittima ocidentale, di fronte alla regione di Falcón, sono stati riscontrati giacimenti di gas di grande importanza, che la collocano al posto numero 5 tra i produttori mondiali. In questo modo, il Venezuela passa ad essere un gigante mondiale degli idrocarburi.

Nella riserva certificata dell'Orinoco, a scarsa profondità e di facile accesso, c'è la più grande area di giacimenti petroliferi del pianeta, e sono state già assegnate e firmate le concessioni per l'estrazione e lo sfruttamento. Di preferenza con grandi compagnie statali (Cina, Russia, India, Argentina, Brasile, Vietnam), ENI, Repsol, Giappone, Francia ecc. C'e' una sola multinazionale anglosassone. I contratti stabiliscono la partecipazione paritaria della compagnia statale venezuelana PDVSA.

In vari casi, sono già cominciati i lavori nelle aree assegnate e la Russia -per esempio- è già all'opera nell'area marittima di fronte al lago di Maracaibo, in un'area marittima attigua ad una delle frontiera con la Colombia.

Il passaggio del Presidente Chávez a Madrid, dove ha scarrozzato il numero uno della Repsol per la città, ha ratificato il coinvolgimento della multinazionale iberica nei giacimenti che catapultano il Venezuela tra i protagonisti anche nel settore gasifero.

L'annuncio dell'istallazione di 7 basi militari degli Stati Uniti in territorio colombiano deve essere visto e soppesato alla luce di questo nuovo contesto energetico. Preceduto di poco dall'annuncio fatto da Lula sui considerevoli giacimenti petroliferi localizzati al largo del litorale che -sebbene in acque profonde- consolida l'autonomia complessiva del Brasile e lo trasforma in protagonista del mercato mondiale degli idrocarburi.

Con il petrolio dell'Ecuador e il gas che vede la Bolivia come potenza continentale in questo mercato, il blocco sudamericano conta con materie energetiche che vanno ben oltre il proprio fabbisogno per le prossime quattro generazioni. E consolidano la base materiale di una grande area geo-economica che dispone anche di numerosi minerali strategici, acqua, biodiversità e una demografia favorevole.

Il Brasile difenderà il suo status con 4 sottomarini ed 1 nucleare, ed ha stretto una alleanza strategica con la Francia che prevede il trasferimento di teconologie militari, comprese quella nucleare. Il Venezuela rafforza l'alleanza strategica con la Russia con il varo di una banca bi-nazionale (fondo sovrano di 4 miliardi di dollari); cessione di tecnologia per l'aviazione, e uno scudo difensivo anti-aereo con missili aventi 300 kilometri di gittata.

La risposta alla riattivazione della IV Flotta, la briglia sciolta del Comando sud, lo squilibrio introdotto dalle 7 basi militari e la mira famelica delle elites degli Stati Uniti sul blocco sudamericano e le sue ricchezze, ha trovato una sua prima risposta sul piano delle tecnologie belliche. Nel subcontinente è da tempo morta la dottrina Monroe e ci sono alternative agli USA per quel che riguarda i mercati, flussi finanziari, tecnologie e saperi.

La progettata depredazione piratesca dell'Amazzonia o l'arrembaggio ai giacimenti sudamericani implicherà un tipo di conflitto che sicuramente non sarà bi-nazionale, dove potrebbe non servire la NATO come cartello marziale "occidentale".
L'assalto agli idrocarburi con i vassalli colombiani peruviani o inglesi (dalle Malvine), coinvolgerà inevitabilmente un fronte di nazioni che -nel quadro della carestia energetica- contribuiranno a difendere in vari scenari le proprie fonti di approvigionamento e i sostanziosi investimenti pluriennali che effettueranno d'ora in avanti.
L'uso preventivo dell'arma dello scontro etnico, religioso o del separatismo come fase preparatoria delle condizioni favorevoli ad una aggressione militare extra-regionale, è di problematica applicazione. L'elemento connettivo dell'identità sudamericana ha radici nella cultura e nella storia, e sono stati rinsaldati nell'ultimo decennio ad opera dei governi intergrazionisti ispirati al nazionalismo della Patria Grande.
La campagna di pre-fabbricazione posticcia del demone "narcoterrorista" potrà avere qualche credibilità solo quando la Colombia potrà dimostrare di aver ridotto la produzione di cocaina e gli Stati Uniti di aver adottato finalmente una politica terapeutica di recupero sociale dei crescenti consumatori interni.
Fino ad allora l'accusa di "nacoterrorismo" contro le nazioni andine degli idrocarburi sarà risibile perchè fa a pugni con un dato incontrovertibile: se i narcotici "transitano" nei Paesi lungo la rotta che divide la Colombia dagli Stati Uniti è perchè produzione e consumo continuano ad aumentare e che la "soluzione militare" del Plan Colombia ha fatto fiasco.

postato da: GEOPARDY alle ore 12:18 | link | commenti (3)
categorie: guerra, petrolio, gas
mercoledì, 01 luglio 2009

Un filo sottile?

Chissà se qualcuno si straccerà le vesti per questo golpe militare con forte sospetto di coinvolgimento degli Usa in esso?

Proprio in questi giorni in cui si sta scatenando l'intera macchina mediatica del cosiddetto occidente contro Ahmadinejad in Iran?

Penso che neanche ai tempi di George W. Bush gli Usa si sarebbero permessi un'azione simile.

Se Obama non reagirà contro il golpe, il sospetto agitato da molti opinionisti, cioè, che egli sia peggiore di Bush, si renderebbe palese.

In pochi mesi è tornato indietro su molte decisioni del suo programma elettorale, testimonianza che negli Usa la democrazia, se mai ci sia stata, non trova più il luogo della sua principale esplicitazione (almeno così ci hanno sempre insegnato a pensarla).

Stiamo tornando come ai tempi della "guerra fredda", soltanto con la variante di una realtà non più bipolare come all'epoca, bensì, avviata verso un sempre più evidente multipolarismo.

Difficile in questo momento capire dove ciò ci possa portare, ma visti gli esiti passati e valutato il particolare momento di grossa crisi del monopolarismo made in Usa, le prospettive non mi sembrano proprio rosee.

Qual'è il modello obamiano?

Mousavi in Iran o il generale Romeo Vasquez in Honduras?

Un po' di chiarezza non guasterebbe.

Quest'anno si è raggiunto il record assoluto nel secondo dopoguerra per produzione mondiale di armi, non lo ritengo un segnale confortante.

Credo che in molti temano una grande guerra mondiale, forse i nord americani stanno già correndo ai ripari nel loro "cortile di casa" (così veniva spesso definito il Centro America).

Secondo me, se ci fossero gli Usa veramente dietro il golpe in Honduras, avrebbero commesso un errore strategico colossale, paragonabile a quello di Bush Junior con l'invasione dell'Iraq. 

Sembra che in questi giorni Kissinger (uno degli artefici del mondo post Seconda Guerra Mondiale) abbia affermato questo, se in Iran la "rivoluzione verde" dovesse fallire,  gli Usa sarebbero costretti ad attaccare quel paese mediorientale.

L'opinione pubblica dei paesi del Patto Atlantico, in tal caso, sarebbe meglio disposta ad accettare un tale attacco, molto più che negli anni passati secondo me.

Se ciò dovesse accadere veramente, cosa succederebbe?

Stiamo a vedere i risvolti sperando che entrambe le crisi rientrino quanto prima.

Geopardy

Colpo di stato militare in Honduras

DI EVA GOLINGER

[Note: Sono le 11:15, ora di Caracas, e il Presidente Zelaya è in diretta su Telesur da San Jose, Costa Rica. Ha confermato che i soldati sono entrati nella sua residenza nelle prime ore del mattino, sparando e minacciando di uccidere lui e la sua famiglia se si fosse opposto al golpe. È stato costretto a seguire i soldati, che lo hanno portato alla base aerea e imbarcato su un aereo per il Costa Rica. Ha chiesto al Governo degli Stati Uniti di condannare pubblicamente il colpo di Stato; non facendolo ammetterebbero di fatto la propria acquiescenza].

Caracas, Venezuela – L'sms che ho ricevuto questa mattina diceva “Attenzione, Zelaya è stato sequestrato, colpo di Stato in Honduras, far circolare”. Risveglio brusco per una domenica mattina, soprattutto per i milioni di honduregni che si stavano preparando a esercitare il loro sacro diritto di votare oggi per la prima volta in un referendum consultivo sulla convocazione di un'assemblea costituzionale per riformare la costituzione. Presumibilmente al centro della controversia c'è il referendum previsto per oggi, che non è vincolante ma semplicemente un sondaggio d'opinione per determinare se una maggioranza di honduregni desideri avviare un processo di modifica della costituzione.



Una simile iniziativa non ha mai avuto luogo nella nazione dell'America Centrale, la cui costituzione molto limitata prevede una partecipazione minima del popolo dell'Hunduras al processo politico. La costituzione attuale, scritta nel 1982 al culmine della sporca guerra dell'Amministrazione Reagan in America Centrale, doveva servire a far sì che l'élite che deteneva il potere, sia economico che politico, potesse conservarlo con minime interferenze da parte della popolazione. Zelaya, eletto nel novembre del 2005 per la piattaforma del Partito Liberale dell'Hunduras, aveva proposto il referendum consultivo per determinare se la maggioranza di cittadini concordasse sulla necessità di una riforma costituzionale. Godeva del sostegno della maggioranza dei sindacati e dei movimenti sociali del paese. Se il sondaggio dell'opinione avesse potuto svolgersi, a seconda dei risultati durante le elezioni del prossimo novembre si sarebbe tenuto un referendum per votare la convocazione di un'assemblea costituzionale. Ma il voto previsto per oggi non era legalmente vincolante.

Anzi, in precedenza la Corte Suprema dell'Honduras lo aveva dichiarato illegale, su richiesta del Congresso: entrambi sono guidati da maggioranze che si oppongono a Zelaya e da membri del partito ultra-conservatore, il Partito Nazionale dell'Honduras (PNH). Questa mossa ha causato proteste di massa a favore del Presidente Zelaya. Il 24 giugno il presidente ha rimosso il capo di stato maggiore delle forze armate, il Generale Romeo Vásquez, quando questi si è rifiutato di consentire ai militari di distribuire il materiale elettorale per le elezioni di domenica. Il Generale Romeo Vásquez ha tenuto il materiale sotto rigido controllo militare, rifiutandosi di distribuirlo perfino ai collaboratori del presidente, affermando che il referendum era stato dichiarato illegale dalla Corte Suprema e di non poter ubbidire all'ordine del presidente. Come negli Stati Uniti, anche in Honduras il presidente è Comandante in Capo e ha l'ultima parola sulle azioni dell'esercito. Zelaya ha dunque ordinato la rimozione del Generale. In risposa a questa situazione sempre più tesa si è dimesso anche il Ministro della Difesa, Angel Edmundo Orellana.

Ma il giorno successivo la Corte Suprema dell'Honduras ha restituito alle sue funzioni il Generale Romeo Vásquez, dichiarando che la sua deposizione era stata “incostituzionale”. Migliaia di persone si sono riversate nelle strade della capitale dell'Honduras, Tegucigalpa, manifestando il proprio appoggio al Presidente Zelaya ed evidenziando la propria determinazione ad assicurare che il referendum legalmente non vincolante di domenica avesse luogo. Venerdì il presidente e un centinaio di sostenitori hanno marciato verso la vicina base aerea per raccogliere il materiale elettorale che si trovava nelle mani dell'esercito. Quella sera Zelaya ha convocato una conferenza stampa nazionale insieme a un gruppo di rappresentanti di diversi partiti politici e movimenti sociali, chiamando tutti all'unità e alla pace nel paese.

Sabato la situazione in Honduras veniva definita tranquilla. Ma all'alba di domenica un gruppo di circa 60 soldati armati è entrato nella residenza presidenziale e ha preso in ostaggio Zelaya. Dopo varie ore di confusione si è saputo che il presidente era stato portato in una vicina base aerea e condotto in aereo nel vicino Costa Rica. Finora non sono state diffuse immagini del presidente e non si sa se la sua vita sia ancora in pericolo.

La moglie del Presidente Zelaya, Xiomara Castro de Zelaya, in diretta su Telesur alle 10:00 circa, ora di Caracas, ha raccontato che nelle prime ore di domenica mattina i soldati hanno fatto irruzione sparando nella residenza e hanno portato via il presidente. “È stato un atto di vigliaccheria”, ha dichiarato la first lady riferendosi al sequestro, che ha avuto luogo a un'ora in cui gli occupanti della casa non erano in grado di reagire. Casto de Zelaya ha anche chiesto che fosse fatta salva la vita di suo marito, facendo capire che nemmeno lei sa dove si trovi. Ha affermato che le loro vite sono ancora in “grave pericolo” e ha chiesto alla comunità internazionale di denunciare questo colpo di Stato e di agire rapidamente per ristabilire l'ordine costituzionale nel paese, con la liberazione e il ritorno del presidente democraticamente eletto Zelaya.

Il Presidente della Bolivia Evo Morales e quello del Venezuela Hugo Chávez hanno entrambi fatto dichiarazioni pubbliche, domenica mattina, condannando il colpo di Stato in Honduras e chiedendo alla comunità internazionale di reagire per far sì che venga ristabilita la democrazia e il presidente costituzionale sia restituito alle sue funzioni. Mercoledì 24 giugno in Venezuela si è tenuto un incontro straordinario dei paesi membri dell'Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), di cui fa parte anche l'Honduras, per accogliere l'Ecuador, Antigua & Barbados e St. Vincent. Durante l'incontro, cui ha partecipato il Ministro degli Esteri dell'Honduras, Patricia Rodas, è stata letta una dichiarazione di supporto al Presidente Zelaya e di condanna di qualsiasi tentativo di minare il suo mandato e i processi democratici dell'Honduras.

Le notizie giunte dall'Honduras informano che il canale televisivo pubblico, Canal 8, è stato chiuso dai golpisti. Pochi minuti fa Telesur ha annunciato che in Honduras l'esercito sta interrompendo le forniture di elettricità in tutto il paese. Secondo il Ministro degli Esteri Patricia Rodas le stazioni televisive e radiofoniche che sono ancora in grado di andare in onda non stanno dando la notizia del colpo di Stato o del sequestro del Presidente Zelaya. “Sono state tagliate le linee telefoniche e la corrente elettrica”, ha confermato pochi minuti fa Rodas attraverso Telesur. “I media trasmettono telenovele e cartoni animati e non informano la popolazione dell'Honduras su ciò che sta accadendo”. La situazione ricorda in modo inquietante il colpo di Stato dell'aprile 2002 contro il Presidente Chávez in Venezuela, nel quale i media svolsero un ruolo cruciale prima manipolando l'informazione per spalleggiare il golpe e poi oscurando tutto quando la popolazione cominciò a protestare e infine riuscì a sopraffare e a sconfiggere i golpisti, liberando Chávez (anche lui era stato sequestrato dai militari) e ristabilendo l'ordine costituzionale.

Nel secolo scorso l'Honduras è stato vittima di dittature e di forti interferenze statunitensi, comprese diverse invasioni militari. L'ultimo intervento del governo degli Stati Uniti in Honduras ebbe luogo negli anni Ottanta, quando l'Amministrazione Reagan assoldò squadroni della morte e mercenari perché eliminassero ogni possibile “minaccia comunista” in America Centrale. All'epoca John Negroponte era l'ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras ed era responsabile del finanziamento e dell'addestramento degli squadroni della morte honduregni che furono colpevoli di migliaia di sparizioni e assassini in tutta la regione.

Venerdì l'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) si è riunita per discutere la crisi in Honduras e ha poi diffuso una dichiarazione in cui condanna le minacce alla democrazia e autorizza il viaggio in Honduras di un gruppo di rappresentanti dell'OAS. Ciononostante venerdì il Segretario di Stato aggiunto degli Stati Uniti, Phillip J. Crowley, si è rifiutato di chiarire la posizione del governo degli Stati Uniti in merito al potenziale colpo di stato contro il Presidente Zelaya, rilasciando invece una dichiarazione più ambigua che sottintendeva il sostegno di Washington agli oppositori del presidente honduregno. Mentre la maggior parte dei governi latinoamericani ha chiaramente espresso una netta condanna dei piani golpisti in corso in Honduras e il proprio sostegno al presidente costituzionalmente eletto dell'Honduras, il portavoce degli Stati Uniti ha dichiarato: “Siamo preoccupati per la rottura del dialogo politico tra i politici honduregni in merito alla consultazione del 28 luglio sulla riforma costituzionale. Sollecitiamo tutte le parti in causa a ricercare una soluzione democratica consensuale nell'attuale stallo politico che rispetti la costituzione honduregna e le leggi dell'Honduras e sia coerente con i principi della Carta Democratica Interamericana”

Alle 10:30 di domenica mattina Washington non aveva diffuso altre dichiarazioni sul colpo di Stato militare in Honduras. La nazione centro-americana dipende fortemente dall'economia degli Stati Uniti, che le assicura una delle principali fonti di reddito: si tratta delle rimesse di denaro mandate dagli honduregni che lavorano negli Stati Uniti in base al programma dello “statuto protetto temporaneo” attuato durante la guerra sporca di Washington negli anni Ottanta in seguito alla massiccia immigrazione verso il territorio statunitense di honduregni in fuga dalla zona di guerra. Un'altra importante fonte di entrate in Hunduras è USAID [United States Agency for International Development, Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, N.d.T.], che ogni anno fornisce più di 50 milioni di dollari per programmi di “promozione della democrazia” e generalmente finanzia organizzazioni non governative e partiti politici favorevoli agli interessi americani, come è accaduto in Venezuela, Bolivia e altri paesi della regione. Inoltre il Pentagono mantiene la base militare di Soto Cano in Honduras, con circa 500 soldati e molti aerei ed elicotteri da combattimento.

Il Ministro degli Esteri Rodas ha detto di aver cercato più volte di entrare in contatto con l'Ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras, Hugo Llorens, il quale finora si è negato. Il modus operandi del golpe fa capire che Washington vi è coinvolta. Né l'esercito honduregno, che è in gran parte addestrato dalle forze statunitensi, né la dirigenza politica ed economica agirebbero per deporre un presidente democraticamente eletto se non godessero del sostegno e dell'appoggio del governo degli Stati Uniti. Il Presidente Zelaya è stato frequentemente oggetto di attacchi da parte dell forze conservatrici honduregne per i suoi rapporti sempre più stretti con il paesi dell'ALBA, soprattutto il Venezuela e il Presidente Chávez. Molti ritengono che il golpe sia un mezzo per far sì che l'Honduras non continui a perseguire il processo di integrazione con i paesi più progressisti e socialisti dell'America Latina.

Versione italiana:

Eva Golinger
Fonte: www.tlaxcala.es
Link: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=7966&lg=it
29.06.2009

postato da: GEOPARDY alle ore 04:25 | link | commenti (5)
categorie: usa , iran, honduras
venerdì, 26 giugno 2009

Come la giri la giri è sempre la stessa situazione

Sicuramente incoraggiati dai fatti internazionali di questi giorni (rivolta in iran ed uccisioni indiscriminate su poveri innocenti in Afganistan e Pakistan da parte delle truppe obamite oggi e bushane ieri) , gli israeliani sferrano attacchi sempre più in profondità nella striscia di Gaza.

Alla faccia dei discorsi accomodanti e apparentemente distensivi verso il mondo mussulmano di Obama dall'Egitto.

Il prossimo micro-razzo che spareranno i palestinesi verso i territori occupati verrà stigmatizzato come "terrorista".

Coloro che seguono questo blog, perlomeno, ne sapranno un po' di più.

Fatene tesoro per quando sarà il momento.

Geopardy

Invasione israeliana al centro della Striscia di Gaza: fuoco contro le case.

Gaza - Infopal. Diversi carrarmati israeliani, bulldozer e jeep militari, ieri sera, sono penetrate ad est di Deir al-Balah, al centro della Striscia di Gaza, sparando contro le case dei cittadini e le loro terre.

I testimoni oculari hanno raccontato che gli uomini della resistenza si sono opposti al lancio di granate contro le forze d'invsione.

Israele invade quotidianamente le aree di frontiera, attacca le barche dei pescatori, spara ai contadini e bombarda le case dei cittadini.

 

postato da: GEOPARDY alle ore 02:35 | link | commenti (4)
categorie: palestina, israele
martedì, 23 giugno 2009

La Fed riserva ulteriori sorprese

il mistero dei titoli americani continua a rimanere tale, anche se per  Meyerhardt (portavoce del tesoro americano) sono "chiaramente falsi".

Questa affermaziione sembra aver lasciato molto dubbiosa la GDF italiana che ha operato il sequestro.

Vi invito a leggere questo articolo di Asianews in merito.

 

Ciao

Geopardy

 

 

18/06/2009 16:12
ASIA - ITALIA
Falsi” i 134,5 miliardi di dollari sequestrati a Ponte Chiasso. Ma il mistero rimane
Lo dichiara dopo 2 settimane un portavoce del debito pubblico Usa. Dalla Guardia di Finanza si osserva il silenzio. Ma vi sono perplessità e incongruenze.

Milano (AsiaNews) - Secondo un lancio dell’agenzia Bloomberg di stamane, un portavoce del dipartimento del Debito Pubblico di Washington, Stephen Meyerhardt, ha dichiarato ieri che i titoli sequestrati a Ponte Chiasso, in Italia, dalla Guardia di Finanza (GdF), il 4 giugno scorso sarebbero “chiaramente falsi”. AsiaNews ha chiesto chiarimenti sulle affermazioni di Meyerhardt al comando territoriale della GdF di Como, cui fa capo la Sezione Operativa Territoriale (SOT) di Ponte Chiasso, ma per ora non è stato fornito alcun commento.

La vicenda è stata riferita nei giorni scorsi [1]. Vale la pena ricordare  che al momento del sequestro non è stato possibile accertare se i titoli, sia buoni del Tesoro americano che certificati emessi dalla Federal Reserve statunitense, fossero contraffatti o autentici. Il comandante della GdF di Como, il col. Mecarelli, in un’intervista rilasciata a caldo aveva dichiarato che per alcuni dei titoli confiscati, in particolare per i “Kennedy Bond”, sussistevano dei dubbi in merito alla loro autenticità. Per altri titoli la contraffazione sembrava talmente perfezionata da rendere alcuni degli effetti confiscati indistinguibili da titoli autentici. Il sequestro ha avuto luogo due settimane fa ed i titoli erano in possesso di due individui ben vestiti con tratti fisionomici orientali di circa 50 anni che avevano mostrato dei passaporti giapponesi. I due viaggiavano da Milano a Chiasso, in Svizzera, su di un treno locale frequentato quasi esclusivamente da pendolari italiani che lavorano in Svizzera. Avevano affermato di non aver nulla da dichiarare, ma ad un controllo di un agente della GdF, da un doppiofondo della valigetta che ciascuno portava con sé era venuto fuori un apparente tesoro in titoli americani. I titoli erano accompagnati da un’approfondita e dettagliata documentazione bancaria in originale descrittiva degli stessi. Se autentici, i due asiatici avevano il possesso, molto probabilmente non la proprietà, di titoli di debito americano per un valore che li poneva al quarto posto come creditori degli Stati Uniti.

Nonostante quanto dichiarato dal portavoce del Tesoro americano, Meyerhardt, e nell’attesa di avere maggiori notizie dalla GdF di Como, ad AsiaNews pare che il mistero rimanga.

Per la legge italiana, quando le forze dell’ordine – GfF, Carabinieri o polizia – rinvengono dei titoli falsi o della valuta contraffatta, esse sono tenute ad arrestarne i possessori. Inoltre, per evitare rischi di “sottrazione”, chi effettua il sequestro -  in questo caso la GdF - deve procedere al più presto alla distruzione (vale a dire, nello specifico, all’incenerimento) del materiale confiscato. Se, al contrario si fosse trattato di titoli autentici, la GdF dopo aver identificato le persone era tenuta, da un lato a rilasciarle immediatamente, ma dall’altro lato a procedere immediatamente all’emissione di un verbale non solo di confisca dei titoli ma anche d’ammenda per 38 miliardi di euro. Non si capisce perciò perché i due asiatici sono stati invece, da un lato, rimessi subito in libertà e dall’altro lato non è stato emesso un verbale d’ammenda.

Un’altra incongruenza si riscontra tra quanto affermato dal portavoce del Tesoro americano, Meyerhardt, (“le obbligazioni sono chiaramente false”) e quanto invece sostenuto in origine dalla GdF e cioè che alcuni dei titoli sequestrati, per la filigrana e tanti altri dettagli, sono indistinguibili da quelli autentici. La GdF è nota in Europa per essere un corpo di polizia finanziaria specializzata particolarmente esperta ed attenta. Non si spiega perciò come la GdF abbia potuto così facilmente essere tratta in inganno. Inoltre se i titoli erano “chiaramente falsi”, non si capisce perché ci siano volute ben due settimane da parte delle autorità americane per accertarlo.

Un’ulteriore incongruenza è data dal fatto che, insieme ai titoli, è stata sequestrata una corposa documentazione bancaria in originale e molto recente che ne attestava l’autenticità. Se quanto ha affermato Meyerhardt corrisponde al vero, anche alcune importanti istituzioni bancarie sono state tratte in inganno dai titoli trasportati dai due asiatici. Le implicazioni di quanto affermato da Meyerhardt sono esplosive: ci chiediamo quanta parte degli attivi bancari sono costituiti da titoli come quelli che lui ha definito come “chiaramente falsi”.

Se ci sono in circolazione altri titoli così ben contraffatti, è evidentemente a rischio il sistema monetario, non solo americano, ma internazionale. Nei fatti c’è il rischio di una paralisi degli scambi commerciali internazionali.

Che si tratti di contraffazione o di traffico illecito di valuta, la notizia è potenzialmente più devastante per gli equilibri internazionali persino dell’esito delle elezioni in Iran. Se i titoli sono autentici se ne deve dedurre che un qualche grande detentore di liquidità internazionale non abbia più fiducia nel dollaro quale moneta di riserva e che il sistema di Bretton Woods è giunto ad un capolinea, con conseguenze abbastanza simili per il commercio internazionale dei beni.

Purtroppo quasi tutta la stampa internazionale e le grandi catene televisive, con alcune eccezioni, hanno di fatto ignorato l’avvenimento, ed è questa la vera inconfutabile notizia di questi giorni.

Asianews

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mercoledì, 10 giugno 2009

Cosa ci riserva la Federal Reserve?

Dopo un lungo periodo mi ripresento e mi scuso con chi segue questo blog, ma sono stato impegnato in un'intensa campagna elettorale a livello locale.

Riapro il web e scopro subito che niente è cambiato e che le forze truffaldine, che hanno imperato sin d'ora, non danno tregua all'umanità, neanche di fronte ad una crisi di dimensioni epocali.

OrmaI è chiaro che il volano della corruzione globale del sistema è la Federal Reserve, che sin dalla sua costituzione nel 1913 ha dato ampia prova di essere uno dei protagonisti, più o meno occulti, nello sviluppo del sistema vigente.

Un' istituzione su cui aleggiano i più inconfessabili sospetti di complottismo, anche se questo non lo possiamo asserire con certezza.

Quella che sembra ormai certa è la sua complicità con i peggiori reati finanziari che hanno caratterizzato quest'ultimo trentennio e la sua recidività nel perpetrarne la continuazione.

Interessante sarebbe conoscere cosa ne pensi l'attuale amministrazione statunitense.

Qui sotto ve ne indico uno recentissimo (proprio di questi giorni) ed estremamente grave.

Geopardy

BOND DELLA FED SEQUESTRATI NEL GIUGNO 2009

FONTE ETLEBORO 9 GIUGNO 2009-06-0

Sequestrati titoli FED: i giganti tremano

 

Riceviamo e pubblichiamo una notizia che non poteva passare inosservata...e che sicuramente dimostra la veridicità e il reale contributo delle indagini della Tela sul mercato dei collaterali e la creazione di capitale dal nulla, bensì da documenti falsi con il beneplacito delle istituzioni e delle Banche.

 

I funzionari della Sezione Operativa Territoriale di Chiasso, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza del Gruppo di Ponte Chiasso, hanno sequestrato alla stazione ferroviaria internazionale di Chiasso, al confine tra Svizzera e Italia, 249 bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, più 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno, occultati nel doppio fondo di una valigia, per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro. Qualora i titoli risultassero autentici, in base alla vigente normativa, la sanzione amministrativa applicabile ai possessori potrebbe raggiungere i 38 miliardi di euro, pari al 40% della somma eccedente la franchigia ammessa di 10mila euro.Il sequestro è avvenuto nel quadro di un'operazione di controllo volti al contrasto del traffico illecito di capitali. I titoli erano in possesso di cinquantenni giapponesi scesi alla stazione ferroviaria di Chiasso da un treno proveniente dall'Italia .

Anche se gli uomini hanno sostenuto di non avere nulla da dichiarare, la polizia ha trovato tra i loro bagagli i titoli, nascosti sul fondo di una valigia, in uno scomparto chiuso e separato da quello contenente gli indumenti personali. I documenti - come ben sappiamo - erano accompagnata da una documentazione bancaria in originale, come dichiarazioni notarili e ricevute di deposito, che vanno così a perfezionare la procedura per il loro accreditamento nelle Banche e il loro utilizzo per la capitalizzazione di società mediante le cosiddette fiduciarie. Rappresenta questa la prova evidente che il mercato dei collaterali e dei bond non si è certamente fermato, e la crisi economica ha contribuito ad alimentare certi circuiti bancari, vista la grande mancanza di liquidità e capitale.

I titoli che vi abbiamo mostrato riguardavano infatti, titoli emessi dal Tesoro Americano dal valore nominale di oltre US$ 500.000.000, presenti sulla piazza finanziaria svizzera, posseduti da un cittadino di Singapore. Tali titoli vengono depositati presso la Federal Reserve, che prende in custodia i suddetti titoli, per un valore complessivo di 1 miliardo di dollari, emettendo un "custodial safekeeping receipt" , autenticato dalle firme del Governatore Bernard Bernanke e del Vice-Governatore Roger W. Ferguson. I titoli, oggetto dell'operazione, circolano al momento sulle piazze finanziarie svizzere, e sono utilizzati in programmi di trading. Si tratta di manovre finanziarie vietate dagli organi internazionali, essendo operazioni che, movimentando grandi somme di denaro a fronte dell'emissione di un titolo virtuale - spesso inesigibile e infruttuoso - nascondono tentativi di speculazione e di riciclaggio. Tuttavia, possiamo dire che, grazie anche alla pubblicazione e alla denuncia di tali prassi bancarie, le stesse autorità hanno cominciato a far luce su di esse e a fare i primi arresti.

 

 

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categorie: globalizzazione, finanza
mercoledì, 13 maggio 2009

INCENERIAMO L'ITALIA

Come ti condisco l' Italia.

Nella mia città abbiamo appena vinto una guerra contro un inceneritore in costruzione.

Quindi, mi rendo perfettamente conto, leggendo queste tristi notizie, dell'importanza della nostra vittoria.

Una medesima battaglia è in corso contro una centrale a carbone Enel in costruzione a Tarquinia.

Geopardy

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BRINDISI / 12-05-2009

RIFIUTI TOSSICI DELLA CENTRALE ENEL A CARBONE, 10 ARRESTI/ Disastro ambientale: arrestati anche funzionari ENEL

 

 

BRINDISI (UnoNotizie.it)

Centrale a carbone di Cerano a Brindisi. Disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all'attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi.

Questi i reati ambientali che hanno portato all'alba di oggi all'arresto di 10 persone nell'ambito di un'importante operazione del Corpo forestale dello Stato eseguita nelle province di Brindisi, Lecce e Reggio Calabria.

Gli arrestati, tra cui 4 portati in carcere e 6 agli arresti domiciliari, sono accusati di traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere.

Tra gli arrestati alcuni funzionari ENEL della centrale a carbone di Brindisi.

Notevole è il danno ambientale provocato dallo smaltimento illecito dei rifiuti pericolosi.

L'inquinamento provocato dal rilascio di composti solubili ha effetti dannosi sulla salute pubblica a causa delle sostanze contaminanti nel suolo, nel sottosuolo e nella falda idrica, oltre all'alterazione paesaggistica ed idrogeologica, con conseguenti rischi di dissesto in un'area sottoposta a vincoli rigorosi.

Le indagini iniziate nel 2005 e condotte dal nucleo investigativo provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria, sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Alle indagini hanno collaborato anche i servizi segreti italiani,  l'AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) l'ex SISDE, una collaborazione di rilievo visto che l'AISI ha fornito il suo importante e valido supporto al Corpo Forestale dello Stato

La delicata attività investigativa, iniziata dopo la  segnalazione dei cittadini, ha accertato l'esistenza di un'organizzazione  malavitosa dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi prodotti in Puglia presso la centrale a carbone Enel "Federico II" di Brindisi, in località Cerano e smaltiti illecitamente nel Comune di Motta S. Giovanni (Reggio Calabria), in località Lazzaro. Tra l'altro il tratto di costa di fronte Lazzaro è un sito di importanza comunitaria denominato "Fondali da Punta Pezzo a capo dell'Armi".

I rifiuti tossici, provenienti dalla più grande centrale termoelettrica d'Italia a carbone e una delle più grandi d'Europa, venivano occultati in una cava di argilla adiacente un'industria di laterizi  nella preziosa area sottoposta oltretutto a vincolo idrogeologico e paesaggistico.

Gli scarti, classificati come rifiuti pericolosi, venivano declassificati e  trasformati, con certificati di analisi ad hoc, in rifiuti non pericolosi ed avviati, apparentemente, al recupero per la produzione dei laterizi.

L'enorme traffico illecito è stato scoperto grazie all'acquisizione di documenti, riprese video ed intercettazioni telefoniche. 

Diversi anche i sopralluoghi realizzati dal Corpo Forestale presso le imprese produttrici dei rifiuti e presso il sito di ultima destinazione.

Migliaia sono le tonnellate di rifiuti smaltiti spacciandoli per rifiuti non pericolosi e occultandoli in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale a poca distanza dal mare, vicino a terreni agricoli, infatti sono circa 100mila le tonnellate di rifiuti smaltiti dal gruppo criminale nel 2006 e 2007 per un profitto di oltre 6milioni e 400mila euro l'anno.

Sono stati posti sotto sequestro dal Corpo Forestale anche la cava, l'industria di laterizi con automezzi e macchine per movimento terra e 15 autoarticolati utilizzati per i trasporti dalla centrale a carbone di Brindisi a Reggio Calabria, per un valore totale di circa 7 milioni di euro.

La centrale ENEL Federico II, da dove provenivano i rifiuti tossici, è una centrale termoelettrica a carbone e si trova presso la località Cerano nel territorio di Brindisi. Per estensione è la più grande centrale a carbone d'Italia, addirittura più grande della centrale a carbone di Civitavecchia, infatti ha un'estensione di circa 270 ettari ed è tra le centrali a carbone più grandi d'Europa.





CENTRALE A CARBONE, APPELLO DA BRINDISI A CIVITAVECCHIA: NON LA FATE ACCENDERE! 2^ PARTE from UnoNotizie.it on Vimeo.

 


postato da: GEOPARDY alle ore 03:12 | link | commenti
categorie: inceneritori
martedì, 28 aprile 2009

VIVA LA SOLIDARIETA'

Il fronte dell'omertà si sta spezzando, secondo me l'impunibilità di Israele subirà prima o poi un duro colpo.

Sono sempre più numerose le adesioni politiche europee e di livello crescente.

Il fatto che si siano mossi i diversamente abili rendebbe il rifiuto di Israele una cosa veramente intollerabile per un eurpoeo medio.

Questa è la risorsa della disperazione ed anche se i nostri media (siamo probabilmente dopo l'Uganda per qualità d'informazione) non dovessero dare alcun risalto alla notizia, così non sarà nel resto d'Europa.

Ancora una volta saremo additati come uno stato sotto regime e lo siamo ed è bipartisan, il fatto, ad esempio che non sia stata data la notizia della votazione  dell'otto aprile scorso (due giorni dopo il terremoto) da parte della Commissione Difesa della camera circa l'acquisto di 131 caccia F35 della Lockheed Martin (quindi totalmente estera la produzione), mentre si piangeva elemosina nazionale per i poveri terremotati e si chiedeva al popolo una somma pari al costo preciso di un solo F 35 per le emergenze, la dice lunga su quale percezione della reltà debba avere, secondo loro, il cittadino medio italiano.

Auguro al governo Israeliano ed egiziano di rinsavire e lasciar passare questa carovana di gente eccellente.

VIVA LA SOLIDARIETA'.

Geopardy

 

'Diversamente abili' in testa al convoglio per Gaza

Bruxelles – Infopal. Sarà un gruppo di cittadini "diversamente abili" a guidare la carovana europea “Al-Amal” (Hope, la Speranza) che arriverà nella Striscia di Gaza all’inizio del mese di maggio, per fornire un sostegno alle sofferenze psicologiche e materiali dei palestinesi che vivono l’assedio per il terzo anno consecutivo.

Rami Abdoh, coordinatore della carovana europea, ha confermato che la partecipazione dei diversamente abili è giunta per sottolineare la necessità di aiutare con ogni mezzo gli assediati, e in particolare i nuovi invalidi causati dall’ultima aggressione israeliana. Il convoglio vedrà anche la partecipazione di molti medici, e trasporterà, tra le altre cose, un gran numero di sedie a rotelle elettriche e di attrezzature per non vedenti e non udenti.

Almeno dieci saranno invece le ambulanze, totalmente equipaggiate, che prenderanno parte alla spedizione: sei sono state donate da associazioni danesi, due da organizzazioni svedesi e due giungono dalla Francia.

Abdoh, in una dichiarazione alla stampa, ha confermato che le ambulanze e i camion carichi di materiali sanitari hanno già cominciato ad essere radunati nella città italiana di Milano, per poi essere diretti verso la nave che salperà da Genova alla volta del porto egiziano di Alessandria, e quindi verso la Striscia di Gaza attraverso il valico terrestre di Rafah.

Uno dei membri dell’iniziativa, di nome Bill, londinese e portatore di handicap, ha espresso grande felicità per la decisione di partecipare a “Al-Amal”, affermando di essere pronto ad affrontare il viaggio con tutte le sue difficoltà, “perché comprendo i bisogni degli invalidi di Gaza, divenuti tali in seguito all’aggressione israeliana”. Ha poi dichiarato che la sua partecipazione insieme agli altri diversamente abili “è un messaggio a tutto il mondo per comunicare la necessità di aiutare gli assediati, in particolare i malati e i disabili, che non ricevono cure per colpa dell’embargo e della chiusura dei passaggi”.

E' anche prevista la partecipazione di decine di parlamentari europei, oltre a numerosi attivisti provenienti da tutto il vecchio continente, nell’ambito degli sforzi profusi dalle associazioni europee che si oppongono al blocco israeliano.

 

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categorie: palestina, israele
martedì, 21 aprile 2009

ALTRO NODO AL PETTINE

 Non so perchè, ma siccome sono molti anni che mi occupo per passione degli eventi del mondo, la cosa non mi meraviglia affatto, d'altronde siamo nella terra in cui ROVATIN e ILARIA ALPI sono stati uccisi e sembra proprio per aver scoperto un traffico di scorie tossiche e radiattive.

Mentre noi, illusi e speranzosi tra un serial televisivo e l'altro, stiamo aspettando che il cambiamento avvenga (follia pura) dall'alto, il cosiddetto sistema (ormai vige da millenni, solo che ora è su scala globale) non perde tempo nell'esercizio delle sue illecite funzioni.

pensate, tra poco si aggiungeranno anche le nostre scorie:

EVVIVA!

ANCHE NOI NEL CLUB E NON SOLO COME MAFIA.

Geopardy

Sui pirati somali vi stanno ingannando

Johann Hari, Traduzione di Freebooter

  

4 febbraio 2009

Chi immaginava che nel 2009, i governi del mondo avrebbero dichiarato una nuova Guerra ai Pirati? Mentre leggete questo, la Marina Reale Britannica - appoggiata dalle navi di più di due dozzine di paesi, dagli USA alla Cina - sta navigando nelle acque somale per combattere degli uomini che ancora raffiguriamo come furfanti della pantomima del pappagallo sulla spalla. Presto combatteranno le navi somale ed anche inseguiranno i pirati sulla terraferma, in uno dei più disintegrati paesi sulla terra.

Ma dietro le stranezze da linguaggio dei pirati di questa storia, vi è uno scandalo non rivelato. La gente che i nostri governi etichettano come "una delle grandi minacce dei nostri tempi" hanno una storia straordinaria da raccontare - e qualche buon diritto dalla loro parte.

I pirati non sono mai stati affatto quel che pensiamo siano. Durante l'"età d'oro della pirateria" - dal 1650 al 1730 - l'idea del pirata come rapinatore insensato e selvaggio che oggi persiste è stata creata dal governo britannico in un grande sforzo di propaganda. Molte persone comuni la ritenevano falsa: i pirati erano spesso liberati con la forza dalla forca da folle sostenitrici. Perché? Cosa potevano capire che noi non possiamo?

Nel suo libro "Furfanti di tutti i paesi", lo storico Marcus Rediker studia attentamente le testimonianze per scoprirlo. Se allora diventavi un mercante o un marinaio - strappato dalle banchine dell'East End di Londra, giovane ed affamato - finivi in un inferno di legno galleggiante. Lavoravi tutte le ore su una nave ristretta e mezza affamata e se rallentavi il ritmo per un secondo, l'onnipotente capitano ti avrebbe frustato con il gatto a nove code. Se ti rilassavi regolarmente, potevi essere gettato in mare. Ed alla fine di mesi o anni di questo, eri spesso truffato sui tuoi salari.

I pirati sono state le prime persone a ribellarsi contro questo mondo. Si sono ammutinati contro i loro tirannici capitani - e hanno creato un modo diverso di operare sui mari. Una volta che avevano una nave, i pirati eleggevano i loro capitani e prendevano tutte le loro decisioni collettivamente. Suddividevano le loro ricompense in ciò che Rediker chiama "uno dei progetti più egualitari per la disposizione delle risorse che si trovi in qualsiasi luogo nel 18° secolo".

Comprendevano persino schiavi africani fuggiti e vivevano con loro come pari. I pirati dimostravano "piuttosto chiaramente" - e sovversivamente - che le navi non dovevano essere dirette nella maniera brutale ed oppressiva della marina mercantile e della marina reale". E' per questo che erano popolari, nonostante fossero dei ladri improduttivi.

Le parole di un pirata dell'età perduta - un giovane britannico di nome William Scott - dovrebbero risonare in questa nuova età della pirateria. Giusto prima di essere impiccato a Charleston, Sud Carolina, disse: "Quello che ho fatto è stato di impedire a me stesso di perire. Sono stato costretto ad entrare nella pirateria per vivere".

Nel 1991, il governo della Somalia - nel Corno d'Africa - crollò. Da allora i suoi 9 milioni di abitanti barcollano nell'inedia - e molte delle forze più ignobili del mondo occidentale hanno visto questo come una grande opportunità per rubare la riserva alimentare del paese e per scaricare i nostri residui radioattivi nei loro mari.

Si: residui radioattivi. Appena il governo era finito, delle misteriose navi europee cominciarono ad apparire al largo delle coste della Somalia, a scaricare grandi serbatoi nell'oceano. La popolazione costiera ad ammalarsi. Al principio soffrivano di strane infiammazioni della pelle, nausea e bambini deformi. Quindi, dopo lo tsunami del 2005, centinaia dei barili scaricati e sgocciolanti si depositarono sulla spiaggia. La gente cominciò a soffrire di malattie causate dall'irradiamento e più di 300 morirono.

Ahmedou Ould-Abdallah, l'inviato dell'ONU in Somalia, mi racconta: "Qualcuno sta scaricando qui materiale nucleare. Vi sono anche piombo e metalli pesanti come cadmio e mercurio - dite voi". Molto di questo è rintracciabile agli ospedali ed alle fabbriche europee, che pare lo passino alla mafia italiana perché lo "sistemi" a buon prezzo. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah cosa stessero facendo su questo i governi europei, ha affermato con un sospiro: "Nulla. Non vi sono state nessuna rimozione, nessun risarcimento e nessuna prevenzione".

Allo stesso tempo, altre navi europee depredano i mari della Somalia della loro maggiore risorsa: il pesce. Abbiamo distrutto le nostre riserve di pesce con il sovrasfruttamento - ed ora siamo passati alle loro. Oltre $300 milioni di valore di tonno, gamberetti, aragoste ed altri animali marini vengono rubati ogni anno da grandi pescherecci che assalgono illegalmente i non protetti mari della Somalia.

I pescatori locali hanno perduto improvvisamente i loro mezzi di sussistenza e stanno soffrendo la fame. Mohammed Hussein, un pescatore della città di Marka, 100 km a sud di Mogadiscio, ha raccontato alla Reuters: "Se non si fa niente, presto non vi sarà molto pesce rimasto nelle nostre acque costiere".

Questo è il contesto del quale sono emersi gli uomini che chiamiamo "pirati". Tutti concordano che erano dei comuni pescatori somali che al principio hanno preso i motoscafi per cercare di dissuadere i trasportatori ed i pescherecci, o almeno levare su di essi una "tassa". Chiamano se stessi la Guardia Costiera Volontaria della Somalia - e non è difficile capire perché.

In una surreale intervista telefonica, uno dei leader dei pirati, Sugule Ali, ha dichiarato che il loro motivo era "fermare la pesca e lo scarico illegali nelle nostre acque ... Non ci consideriamo banditi del mare. Consideriamo che i banditi del mare siano quelli che pescano e scaricano illegalmente nei nostri mari e gettano immondizia nei nostri mari e portano armi nei nostri mari". William Scott comprenderebbe queste parole.

Non, questo non rende giustificabile la presa di ostaggi e, si, alcuni sono chiaramente soltanto dei banditi - specialmente quelli che hanno ritardato il traffico delle vettovaglie del Programma Mondiale Alimentare. Ma i "pirati" hanno l'appoggio schiacciante della popolazione locale per una ragione. Il sito di notizie somalo indipendente WardherNews ha condotto la migliore ricerca che abbiamo su quello che pensano i somali comuni - e ha scoperto che il 70% "appoggiava fortemente la pirateria come una forma di difesa nazionale delle acque territoriali del paese".

In America, durante la guerra rivoluzionaria, George Washington ed i padri fondatori dell'America pagavano dei pirati per proteggere le acque territoriali americane, perché non avevano nessuna marina o guardia costiera proprie. La maggior parte degli americani li appoggiava. E' così differente?

Ci aspettavamo che i somali affamati stessero fermi passivamente sulle loro spiagge, a remare con la pagaia nei nostri rifiuti nucleari e a guardarci portar via il loro pesce da mangiare nei ristoranti di Londra, Parigi e Roma? Non abbiamo agito per quei crimini - ma quando alcuni dei pescatori hanno reagito scompigliando il corridoio di transito per il 20% del rifornimento petrolifero mondiale, abbiamo cominciato a strillare dei "cattivi". Se vogliamo veramente occuparci della pirateria, dobbiamo fermarne la causa alla radice - i nostri crimini - prima di mandare le cannoniere ad estirpare i criminali della Somalia.

La storia della guerra alla pirateria del 2009 è stata riassunta nel modo migliore da un altro pirata, che visse e morì nel quarto secolo A.C. Fu catturato e portato da Alessandro Magno, che chiese di sapere "cosa intendesse prendendo possesso del mare". Il pirata sorrise e rispose: "Quel che tu intendi prendendo l'intera terra: ma poiché io lo compio con una piccola nave, vengo chiamato un ladro, mentre tu, che lo fai con una grande flotta, sei chiamato un imperatore".

Ancora una volta, oggi entrano in porto le nostre grandi flotte imperiali - ma chi è il rapinatore?

Johann Hari

Johann Hari è scrittore per il quotidiano Independent. Ha riportato da Iraq, Israele, Palestina, Congo, Repubblica Centroafricana, Venezuela, Perù e USA ed il suo giornalismo è apparso in pubblicazioni di tutto il mondo. Per contattarlo, scrivete a johann@johannhari.com o visitate il suo sito web a JohannHari.com. Questo articolo in precedenza è comparso sull'Independent e sull'Huffington Post, dove è stato aggiunto il seguente poscritto:

Poscritto: Alcuni commentatori sembrano stupefatti dal fatto che entrambe lo scarico di rifiuti tossici ed il furto del pesce stiano avvenendo nello stesso luogo - non renderebbe questo contaminato il pesce? Di fatto, la linea costiera della Somalia è estesa, si allunga per 3.300 km (più di 2.000 miglia). Immaginate quanto sarebbe facile - senza nessuna guardia costiera o esercito - rubare pesce dalla Florida e scaricare rifiuti nucleari in California e vi farete un'idea. Questi fatti stanno avvenendo in posti diversi ma con lo stesso spaventoso effetto: morte per i locali e stimolo alla pirateria. Non vi è nessuna contraddizione.

Fonte uruknet : http://www.uruknet.info/?p=s9667

Articolo originale:
http://www.sfbayview.com/2009/you-are-being-lied-to-about-pi
rates/


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categorie: somalia, scorie, ordine mondiale
lunedì, 20 aprile 2009

CHI NON IMPARA DALLA PROPRIA STORIA....

Volete sapere chi sono i più grandi ed unici veri estremisti in Palestina ?

Sono loro, i coloni israeliani.

Mentre in Svizzera, al convegno sul razzismo organizzato dall'Onu, diverse nazioni tra cui l'Italia sono assenti ed una parte di quelli presenti si "scandalizzano" per le veritiere parole del presidente iraniano Ahmadinejad sulla realtà di Israele, in Palestina i coloni non perdono occasione per dimostrare quello che sono, feroci razzisti ed usurpatori di terre altrui.

Gente senza il ben più minimo sintomo di pietà ed accecata da un folle quanto ingiustificato desiderio di cieco possesso di terre altrui.

Gente spietata che, se mai l'avesse avuto, ha perso qualsiasi senso della convivialità tra simili.

Sulla base di ciò ritengo che la responsabilità più grossa non sia di questa "povera gente" ideologicamente e teologicamente illusa, ma di chi boicotta eventi come quelli in corso in Svizzera.

Questo boicottaggio incita e dà forza ed illusione di impunibilità continuata e reiterata, quindi incita alla violenza e non alla discussione consapevole.

L'intero "occidente" è responsabile ed ogni qual volta si accusa Israele si sente sul banco degli imputati ed a ragion veduta, esso è storicamente complice e produttore di tutto ciò, esso ha scaricato la sua cattiva coscienza sul groppone dei palestinesi, libanesi, iracheni e così via.

L'"occidente" ha prodotto il razzismo ed il nazismo, ma non vuole rimediare sulla propria pelle e lo scarica, razzistamente ed arbitrariamente su altri.

Questo modo di fare fa sì che siano "giustificati" acquisti dissennati di armamenti come quello degi caccia d'assalto F 35 di cui all'articolo precedente e durante una crisi così profonda e ad un evento, come quello abruzzese, così terribile.

Con questo atteggiamento dovremo sempre preparare la guerra e distrarre una buona parte delle nostre povere finanze verso spese inutili e dannose per la collettività, tutto questo finchè un giorno, aimè, anche noi potremmo vedere le nostre case devastate, ma non da un alluvione od un terremoto, ma da altri esseri umani esaperati da tanta cieca arroganza.

Geopardy

 

 

 

Centinaia di coloni chiedono al governo israeliano 'Piombo Fuso 2' contro Gaza.



Gaza -Infopal. Ieri sera, centinaia di coloni e di estremisti ebrei hanno manifestato a Sderot per chiedere all’esercito di occupazione israeliano di attaccare nuovamente la Striscia di Gaza.
Il deputato del partito “Mifdal”, Jacopo Kets, parlando ai manifestanti, ha chiesto al governo di eseguire l’operazione “Piombo fuso 2” e di rioccupare un’altra volta Gaza riportandovi i coloni.

Fonti israeliane hanno aggiunto che la polizia ha chiuso le strade che portano alla Striscia di Gaza per impedirne l'accesso ai manifestanti. I coloni hanno tentato di ritornare alle rovine delle ex colonie di  “Gosh Qtef”.
La polizia israeliana ha arrestato decine di coloni a seguito dei disordini scoppiati durante la protesta.

 

postato da: GEOPARDY alle ore 23:03 | link | commenti (1)
categorie: israele, terremoto, plestina
giovedì, 16 aprile 2009

SCANDALIZZARSI E' SINTOMO DI CIVILTA'

Mentre tutte le tv ed i mass media in generale ci esortano a donare soldi o vestiti usati per la solita pietas italica di fronte alle tragedie (evitabili) ed il governo ammette candidamente di non avere qualche centinaio di milioni di euro per i primi soccorsi, la Commissione Difesa della Camera ha appena votato l'acquisto 131 caccia F-35 lightning II (classe Joint Strike Fighter) per un valore, solo di acquisto, escluse le manutenzioni e gli ammodernamenti per i prossimi 35 anni (quindi molto di più), di 14.5 MILIARDI DI EURO.

L'aereo, utilizzabile quasi esclusivamente per attacchi a distanza,  in più invisibile ai radar, permetterebbe l'attacco improvviso ed altissimamente distruttivo per ogni livello di obiettivo, in parole povere, causerebbe immani distruzioni e morti, peggiori di parecchie volte i danni prodotti dal sisma in Abruzzo.

Esistono due versioni, una per attacchi da terra e l'atra per attacchi dal mare (portaerei).

Un arma con chiari intenti, che, forse, in tempi normali si direbbe di deterrenza, ma vista la storia recente, utilizzabile quasi esclusivamente nelle future " guerre umanitarie", che produrranno una miriade di morti che, contrariamente all'attuale sisma, nessuno di noi commemorerà mai.

Si attende entro pochi giorni la conferma al senato per l'approvazione di fatto già avvenuta in seno alla Camera.

Se ciò dovesse avvenire, avverrà nel più gran silenzio dei media, dato che l'accordo, fin da quando è stato concepito, è bipartisan ed inoltre in un momento altamente drammatico come quello dell'Abruzzo, temerebbero la sommossa popolare.

Intanto ci infarciscono con il sistema Telethon di richiesta di aiuti, che potrebbe essere "comprensibile" in un momento di autentica e sincera crisi economica, ma quando con i nostri soldi e senza il nostro parere vanno a spendere un miliardo di euro all'anno  fino al 2026, impegnandosi per tutti gli esborsi di ammodernamento e manutenzione (quindi altri miliardi di euro) per i prossimi 35 anni, ciò mi suona SCANDALOSO.

L'acquisto è solo un autentico affare per la statunitense Lockheed-Martin, con pochissima ricaduta sulla nostra economia, ma anche se lo fosse, non credo sarebbe paragonabile allo stanziamento della stessa cifra per l'ammodernamento e la messa in sicurezza delle infrastrutture strategiche (ad esempio, scuole, cinema, teatri, musei, ospedali ecc. ecc.).

Si aggiungerebbero attività in cielo ulteriormente inquinanti (ce ne fosse ancora bisogno), data la potenza dei motori e l'uso del combustibile fossile, diminuirebbe la sicurezza, poiché,  potenziali obiettivi si riarmerebbero in risposta e si darebbe un ulteriore incremento alla già enormemente distruttiva componente militare e si stornerebbero risorse, specie in questo momento di acuta crisi economica, per usi migliorativi degli aspetti della vita, del sociale e della civiltà.

In futuro, magari, per giustificare ulteriori tagli al sociale o una qualche nuova forma di prelievo fiscale, daranno la colpa al terremoto d'Abruzzo, ma ci taceranno che ciò sarà, principalmente, per pagare gli F-35,  la loro prolungata detenzione ed il loro nefasto utilizzo (guerre future).

INTANTO, SE LA COSA SI FARA' ED IL PREVEDIBILE ESITO SI VERIFICHERA', I LETTORI DI QUESTO BLOG SI POSSONO RETENERE INFORMATI.

BANDO ALLE CIANCE, L'ORA PER RIVOLUZIONARE LE COSE STA PASSANDOCI ANCORA UNA VOLTA SOTTO IL NASO.

Le loro sono finte lacrime, mentre le nostre sono, probabilmente, tutte autentiche.

Non solo per il terremoto, ma anche per le ripercussioni della crisi che a noi ci fanno piangere, mentre a loro non li tocca neanche, o ancora credete alla vecchia telenovela "Anche i ricchi piangono"; ma anche se li toccassero farebbero pagare a noi le conseguenze, proprio come i telethon per il terremoto. La cosa, credo, sulla base della notizia dei caccia (uno dei tanti esempi di inutili sprechi), è a dir poco ridicola, mancano 100-200 milioni di euro per le emergenze, ma non miliardi di euro per un acquisto talmente improduttivo ed immorale.

Per carità la solidarietà è solidarietà, ma non possiamo essere ridotti ad una nazione in mano alla beneficenza, non la ritengo facente parte della sfera della solidarietà vera, bensì più vicina ad un ripulirsi la coscienza di vetero-cristiana concezione, mentre la cosa più urgente che dovremmo invocare a gran forza sarebbe:" va bene, ora facciamo le nostre donazioni, ma poi pretendiamo un serio programma preventivo e lo stanziamento di risorse per esso da parte dello Stato, non ci interessano gli F-35.

Non mi illudo che la maggioranza della gente capisca queste finezze, d’altronde, ci stanno scippando sotto gli occhi il futuro di intere generazioni a venire per salvare le loro banche dal più terribile dei terremoti moderni, che è quello finanziario in corso, un sisma che sta mietendo già milioni e milioni di vittime per fame e sete in tutto il mondo e di cui i nostri media tacciono.

Non mi illudo perchè, essendo stato a Genova durante il famigerato G8 del 2001 ed aver subito, io come tante migliaia di persone innocenti, le terribili rappresaglie delle "forze dell'ordine", prendendo a pretesto le azioni di qualche centinaio di organizzati ed intoccabili devastatori (visto con i miei occhi), per, poi, essere stati tutti noi recepiti dall'opinione pubblica come un'orda di teppisti, mentre lì c'era il fior fiore della gente per bene del mondo, che con azioni concrete chiedeva un maggior rispetto per gli abitanti di questo pianeta e lottava per la libertà e la giustizia di tutti, anticipando di anni l'accusa di bancarotta mondiale in cui ci avrebbe portato questo folle sistema e di cui oggi vediamo il tangibile risvolto, non una sola voce ha detto: 

 "li abbiamo considerati pazzi e teppisti, ma avevano ragione, scusateci per non avervi creduto."

Non solo questo non è avvenuto e moralmente ce lo saremmo anche meritato, ma ci troviamo a dover farci guidare dalla casta portata allo stato parossistico del proprio potere e ci facciamo scippare tutto da essa senza fiatare.

Per casta intendo tutti i settori economici e politico-finanziari interconnessi, naturalmente, quindi ci facciamo da essa guidare e speriamo ancora, che chi ci ha condotti alla rovina ci risollevi dalla stessa, chi ragiona così, secondo me, è un folle, quindi siamo in un mondo di follia in cui grandi e folli farabutti, specchio della pochezza dei popoli, guidano il transatlantico in cui ci siamo imbarcati verso l'inevitabile iceberg.

Speriamo che quando ciò sarà compiuto, almeno, i sopravvissuti al naufragio sappiano costruire un mondo molto più giusto.

 

 

Geopqrdy

 

postato da: GEOPARDY alle ore 02:32 | link | commenti
categorie: guerra, terremoto, sperpero pubblico